Nel 1998, durante i lavori per la realizzazione di un impianto di drenaggio nel Parco di Teodorico a Ravenna, furono intercettati, a circa 5,80 metri di profondità dall’attuale piano di calpestio, i resti di un’imbarcazione in legno datata sulla base dei manufatti associati alla seconda metà del V secolo d.C.
Lo scavo archeologico fu affidato a Phoenix Archeologia, allora denominata “La Fenice Archeologia e Restauro S.r.l.”, che operò in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma: l’intervento, particolarmente avanzato per l’epoca, vide la collaborazione tra archeologi, specialisti di archeologia navale, restauratori e carpentieri.
L’imbarcazione si conservava per una lunghezza di oltre 7 metri e una larghezza massima di circa 2,70 metri. Lo scafo era in ottimo stato, soprattutto lungo il fianco destro, mentre la prua e la poppa risultavano più compromesse.
Il relitto venne abbandonato in prossimità della costa, e i terreni di copertura, caratterizzati da una complessa successione di strati di sabbia e torba, testimoniano il progressivo passaggio da un ambiente marino a un contesto lagunare e successivamente dulcicolo.
Gli oggetti rinvenuti all’interno dello scafo appartenevano verosimilmente all’equipaggiamento di bordo, mentre quelli dispersi nelle immediate vicinanze erano parte del carico trasportato.
Tra i materiali fittili recuperati si segnalano coppe in terra sigillata africana, ceramiche comuni da cucina, brocche, lucerne e anfore, molte delle quali di provenienza orientale.
Le condizioni di giacitura hanno inoltre permesso la conservazione di manufatti in legno e cuoio, tra cui una ciotola, un bastone e diverse tomaie.
In: L’Archeologia dell’Adriatico dalla Preistoria al Medioevo. Atti del convegno internazionale …
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