La prescrizione da parte delle Soprintendenze di campagne di sondaggi a escavatore e/o di sondaggi a carotaggio continuo è una pratica diffusa, che deriva da varie disposizioni normative, statali e locali (i PRG comunali in primis). Lo scopo è quello di evitare al committente di imbattersi in problematiche archeologiche che, se non individuate per tempo, possano comportare costi ingenti, impedimenti alla realizzazione delle opere o la loro interruzione.
In generale, non esistono regole rigide per progettare i sondaggi, cioè per definirne posizionamento e dimensioni. Se questi vengono sottodimensionati, si rischia di non individuare eventuali presenze archeologiche, con possibili segnalazioni future e il conseguente rischio di un “fermo di cantiere”. Se invece sono sovradimensionati rispetto agli obiettivi, può verificarsi un eccessivo dispendio di risorse.
Per cogliere il “giusto mezzo”, valgono almeno due regole fondamentali: tenere conto della situazione locale (la morfologia del territorio in cui si opera e le sue caratteristiche archeologiche) e considerare la situazione effettiva della specifica area da esplorare in rapporto al progetto edile/infrastrutturale.
La fattiva collaborazione con il committente (che conosce il progetto e la logistica del cantiere), l’esecuzione di sopralluoghi sul posto (per verificare in via preliminare la presenza di ostacoli e di sottoservizi) e la condivisione con le Soprintendenze garantiscono la buona riuscita del procedimento, anche nelle successive fasi esecutive.